Ogni mese nel tuo cedolino compare (o dovrebbe comparire) una voce da 100 euro. Si chiama trattamento integrativo, ma lo conosci probabilmente come "bonus Renzi" o "bonus 100 euro". Sono 1.200 euro all'anno netti, direttamente in busta paga.
Il problema? Non tutti sanno se ne hanno diritto, dove trovarlo nel cedolino, e soprattutto cosa succede se lo ricevi ma non ti spettava. In questa guida ti spiego tutto con parole semplici e due esempi concreti, così puoi controllare il tuo cedolino oggi stesso.
1. Cos'è il trattamento integrativo (ex bonus Renzi)
Il trattamento integrativo è un credito di 100 euro al mese che il datore di lavoro eroga direttamente nella busta paga dei dipendenti con redditi bassi. Non è una detrazione e non è una riduzione delle tasse: è un importo netto in più che si aggiunge al tuo stipendio.
La storia in breve
Questo bonus ha cambiato nome (e importo) più volte:
| Periodo | Nome | Importo mensile | Norma |
|---|---|---|---|
| 2014 – 2019 | Bonus Renzi | € 80 | DL 66/2014 |
| Luglio 2020 in poi | Trattamento integrativo | € 100 | DL 3/2020, poi L. 234/2021 |
| 2026 | Trattamento integrativo | € 100 | Confermato senza modifiche |
In sostanza, il vecchio bonus da 80 euro è diventato 100 euro a partire da luglio 2020. Il meccanismo è rimasto simile, ma i requisiti di reddito sono cambiati. Vediamo quali sono oggi.
2. A chi spetta: le due fasce di reddito
Il trattamento integrativo funziona in modo diverso a seconda del tuo reddito complessivo annuo. Ci sono due fasce, e la logica cambia radicalmente tra l'una e l'altra.
Fascia 1: reddito fino a 15.000 euro (bonus pieno)
Se il tuo reddito complessivo annuo non supera i 15.000 euro, hai diritto al trattamento integrativo pieno: 100 euro al mese, 1.200 euro all'anno.
C'è però una condizione: l'IRPEF lorda (calcolata sul tuo reddito) deve essere superiore alla detrazione per lavoro dipendente. In pratica, questo significa che devi avere un reddito minimo di circa 8.500 euro annui. Se guadagni meno, l'imposta lorda è zero e il bonus non spetta.
Il trattamento integrativo è pensato per chi paga almeno un po' di IRPEF. Chi ha un reddito così basso da non pagare imposte (sotto gli 8.500 euro circa) non rientra, perché le detrazioni azzerano già completamente la tassa. Sembra un controsenso, ma la norma funziona così.
Fascia 2: reddito tra 15.001 e 28.000 euro (bonus condizionato)
Qui la faccenda si complica. Il bonus spetta solo se la somma di alcune detrazioni specifiche supera l'IRPEF lorda. Le detrazioni che contano sono:
- Detrazione per lavoro dipendente
- Detrazioni per familiari a carico
- Detrazioni per interessi sul mutuo prima casa (contratti fino al 31/12/2021)
- Detrazioni per spese sanitarie, edilizie, bonus ristrutturazione
- Detrazioni per erogazioni liberali
Se la somma di queste detrazioni supera l'IRPEF lorda, il bonus spetta. Ma attenzione: l'importo erogato è pari alla differenza tra detrazioni e imposta lorda, con un tetto massimo di 1.200 euro. Se la differenza è solo 400 euro, ricevi 400 euro, non 1.200.
Questa è la fascia più rischiosa. Il datore di lavoro eroga il bonus ogni mese in via provvisoria, stimando che ne avrai diritto a fine anno. Se a dicembre il conguaglio mostra che non avevi diritto (perché le detrazioni non superavano l'imposta), ti viene trattenuto tutto dall'ultima busta paga. Può essere una brutta sorpresa.
Reddito oltre 28.000 euro: niente bonus
Se il reddito complessivo annuo supera i 28.000 euro, il trattamento integrativo non spetta in nessun caso. Se il datore te lo ha erogato durante l'anno perché stimava un reddito più basso, dovrai restituirlo.
Riepilogo visivo
| Reddito annuo | Bonus | Importo |
|---|---|---|
| Sotto ~€ 8.500 | Non spetta (IRPEF lorda = 0) | € 0 |
| Da ~€ 8.500 a € 15.000 | Spetta pieno | € 1.200/anno |
| Da € 15.001 a € 28.000 | Spetta se detrazioni > IRPEF lorda | Fino a € 1.200/anno |
| Oltre € 28.000 | Non spetta | € 0 |
3. Quanto vale: i numeri concreti
Il trattamento integrativo è un importo fisso: 100 euro al mese, 1.200 euro all'anno. Non scala con il reddito (nella fascia fino a 15.000 euro): che tu guadagni 10.000 o 14.000 euro, prendi sempre 100 euro al mese.
Rapporto ai giorni lavorati
L'importo è rapportato al periodo di lavoro nell'anno. Se lavori solo 6 mesi (perché sei stato assunto a luglio, ad esempio), ricevi 600 euro, non 1.200.
I 100 euro sono netti. Non ci paghi contributi né IRPEF sopra. Vanno direttamente ad aumentare il tuo netto in busta. Ecco perché sono particolarmente preziosi: 100 euro netti equivalgono a circa 150-160 euro lordi, a seconda della tua aliquota.
4. Come trovare il bonus nel cedolino
La voce nel cedolino non si chiama "bonus 100 euro". Il nome varia a seconda del software paghe usato dall'azienda, ma le diciture più comuni sono:
- Trattamento integrativo L. 21/2020
- Trattamento integrativo DL 3/2020
- Bonus DL 3/2020
- Credito L. 21/2020
- Tratt. integrativo art. 1 c. 1
Dove si trova nel cedolino
Il trattamento integrativo si trova nella parte bassa del cedolino, nella sezione delle competenze nette, dopo il calcolo dell'IRPEF. Questo perché non è parte della retribuzione lorda: è un credito che si aggiunge dopo tutte le trattenute.
Ecco il percorso tipico nel cedolino:
Se nel tuo cedolino non compare questa voce, le cause più comuni sono tre: (1) il tuo reddito supera i 28.000 euro, (2) il datore non lo eroga in busta e lo recupererai con il 730, oppure (3) c'è un errore. In tutti i casi, chiedi chiarimenti all'ufficio del personale o al consulente del lavoro.
5. Quando va restituito (il conguaglio negativo)
Questa è la parte che nessuno vuole sentire, ma che devi conoscere. Il datore di lavoro eroga il bonus ogni mese in via provvisoria, basandosi su una stima del tuo reddito annuo. A fine anno fa il conguaglio: se il bonus non ti spettava (in tutto o in parte), lo trattiene dalla busta paga di dicembre.
Quando scatta la restituzione
- Il tuo reddito complessivo supera i 28.000 euro: devi restituire tutto. Hai ricevuto 1.200 euro durante l'anno? A dicembre te ne trattengono 1.200.
- Sei nella fascia 15.000-28.000 e le detrazioni non superano l'IRPEF lorda: devi restituire tutto.
- Sei nella fascia 15.000-28.000 e le detrazioni superano l'IRPEF lorda, ma di poco: restituisci la differenza. Se avevi diritto a 800 euro ma ne hai ricevuti 1.200, restituisci 400.
- Hai lavorato meno mesi del previsto: il bonus va ricalcolato sui giorni effettivi. Se ti sei dimesso a settembre ma hai ricevuto il bonus per 9 mesi interi, ci sarà un piccolo conguaglio.
Se durante l'anno hai cambiato lavoro e hai due datori di lavoro (quindi due CU), il rischio di restituzione aumenta. Il secondo datore di lavoro non conosce il reddito del primo, quindi eroga il bonus basandosi solo sul suo stipendio. Il reddito complessivo (sommando entrambi) potrebbe superare le soglie. In questo caso recupererai la differenza con il 730.
Come funziona nella pratica
Il conguaglio compare nel cedolino di dicembre (o nell'ultimo cedolino dell'anno) con una voce tipo "Recupero trattamento integrativo" o "Conguaglio TI". L'importo viene trattenuto dal netto, quindi la busta paga di dicembre sarà più bassa del solito.
Se il conguaglio non viene fatto dal datore (perché hai cambiato lavoro, ad esempio), lo recupererai in sede di dichiarazione dei redditi (730 o Redditi PF). In quel caso potrebbe risultare un debito che riduce il rimborso o genera un saldo da pagare.
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6. Due esempi concreti
Vediamo cosa succede nella pratica con due dipendenti reali: Marco con RAL 20.000 euro e Sara con RAL 25.000 euro.
Esempio 1: Marco, RAL 20.000 euro (reddito fino a 15.000? No.)
Marco è impiegato con contratto full-time e una RAL di 20.000 euro. Il suo reddito complessivo annuo è 20.000 euro (non ha altri redditi).
Marco rientra nella fascia 15.001-28.000 euro. Il bonus gli spetta solo se le detrazioni complessive superano l'IRPEF lorda. Con la sola detrazione per lavoro dipendente, non superano. Ma Marco ha anche:
- Interessi mutuo prima casa: € 760 di detrazione (19% su € 4.000 di interessi)
- Spese sanitarie: € 190 di detrazione (19% su € 1.000 di spese)
Totale detrazioni: 1.910 + 760 + 190 = € 2.860. L'IRPEF lorda è € 4.177. Le detrazioni (€ 2.860) non superano l'IRPEF lorda (€ 4.177). Quindi Marco non ha diritto al trattamento integrativo.
Se il datore di lavoro di Marco gli ha erogato il bonus durante l'anno (non sapendo delle sue detrazioni totali), Marco dovrà restituire l'intero importo a dicembre o nella dichiarazione dei redditi. Fino a 1.200 euro da restituire.
Esempio 2: Sara, RAL 14.000 euro
Sara lavora part-time con una RAL di 14.000 euro. Il suo reddito complessivo annuo è 14.000 euro.
Sara rientra nella fascia fino a 15.000 euro. L'IRPEF lorda (€ 2.924) supera la detrazione per lavoro dipendente (€ 1.955), quindi la condizione è soddisfatta. Sara riceve 100 euro al mese in più nella busta paga, per un totale di 1.200 euro all'anno.
In pratica, la busta paga di Sara passa da circa € 890 netti a circa € 990 netti al mese. Una differenza che pesa.
7. Differenza tra trattamento integrativo e detrazioni lavoro dipendente
Questa è una confusione frequente. Trattamento integrativo e detrazioni per lavoro dipendente sono due cose diverse che funzionano in modo diverso.
| Detrazioni lavoro dipendente | Trattamento integrativo | |
|---|---|---|
| Cosa fa | Riduce l'IRPEF lorda | Aggiunge un importo netto in busta |
| A chi spetta | A tutti i lavoratori dipendenti | Solo a chi ha reddito sotto 28.000 euro (con condizioni) |
| Quanto vale | Da € 1.910 a € 1.955/anno (varia con il reddito) | € 1.200/anno (fisso, se spetta) |
| Dove agisce | Riduce la tassa: se devi € 5.000 di IRPEF e hai € 1.910 di detrazioni, paghi € 3.090 | Si aggiunge al netto: dopo tutti i calcoli, arrivano € 100 in più |
| Nel cedolino | Nella sezione IRPEF, riduce l'imposta | Dopo la sezione IRPEF, come voce a sé |
La detrazione è uno sconto sulla tassa. Il trattamento integrativo è un regalo in più dopo che le tasse le hai già pagate. Le detrazioni le ha tutti, il bonus solo chi guadagna poco.
Un dettaglio importante: le detrazioni per lavoro dipendente entrano nel calcolo per capire se hai diritto al trattamento integrativo nella fascia 15.000-28.000 euro. I due meccanismi sono collegati, anche se agiscono in modo diverso.
Domande frequenti sul bonus 100 euro
A chi spetta il bonus 100 euro in busta paga nel 2026?
Spetta in misura piena ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 15.000 euro annui, a condizione che l'IRPEF lorda sia superiore alla detrazione per lavoro dipendente. Per redditi tra 15.001 e 28.000 euro spetta solo se la somma di determinate detrazioni supera l'imposta lorda. Oltre 28.000 euro non spetta.
Quanto vale il trattamento integrativo?
Vale 100 euro al mese, pari a 1.200 euro all'anno per chi lavora l'intero anno. L'importo è rapportato ai giorni effettivi di lavoro: se lavori 6 mesi, ricevi 600 euro.
Dove trovo il bonus 100 euro nella busta paga?
Nel cedolino lo trovi con diciture come "Trattamento integrativo L. 21/2020", "Bonus DL 3/2020" o "Credito L. 21/2020". Si trova nella sezione delle competenze nette, dopo il calcolo IRPEF, perché è un credito che si aggiunge al netto.
Quando bisogna restituire il bonus 100 euro?
Lo restituisci se il reddito complessivo annuo supera i 28.000 euro, oppure se nella fascia 15.000-28.000 euro le detrazioni non superano l'IRPEF lorda. Il conguaglio avviene a dicembre o nella dichiarazione dei redditi (730/Redditi PF). L'importo da restituire viene trattenuto dalla busta paga.
Qual è la differenza tra il bonus 100 euro e le detrazioni lavoro dipendente?
Le detrazioni riducono l'IRPEF lorda (sono uno sconto sulla tassa). Il trattamento integrativo è un credito aggiuntivo erogato direttamente in busta paga, dopo tutte le trattenute. Le detrazioni spettano a tutti i dipendenti, il bonus solo a chi ha redditi bassi.
Il bonus 100 euro spetta ai lavoratori part-time?
Sì. Il trattamento integrativo spetta anche ai lavoratori part-time, purché rientrino nei limiti di reddito. L'importo non viene ridotto in proporzione alle ore: se hai i requisiti, ricevi 100 euro al mese come un full-time. Lavorando part-time il reddito annuo è più basso, quindi è più probabile rientrare nei limiti.
Il bonus 100 euro fa reddito? Va dichiarato?
No, il trattamento integrativo non fa reddito e non va dichiarato separatamente. Viene già gestito dal datore di lavoro in busta paga. In sede di dichiarazione dei redditi (730 o Redditi PF), il sistema verifica automaticamente se ne avevi diritto e calcola eventuali conguagli.